Forse è meglio dire avrebbe la possibilità perché quel grande spazio delimitato dal ciclopico “Murazzo”, come si legge sui documenti al tempo della sua costruzione, che protegge la città di Domodossola e dallo slargo naturale che si espande, sulla sponda orografica sinistra del torrente, è intasato da una folta vegetazione arborea spontanea e da una immensa quantità di materiale inerte, molto ricercato in campo edile, ma inspiegabilmente lasciato lì a mantenere alto il rischio di esondazioni.
Di fatto succede che, al proprietario di una casetta, tanto per fare un esempio, in una zona densamente popolata come il quartiere della Cappuccina e che per esigenze familiari vorrebbe realizzare un nuovo appartamento nel piano sottotetto, gli viene negata la possibilità di farlo a causa della pericolosità idrogeologica di quella zona.
Una pericolosità che il cittadino fatica a comprendere in quanto, guardandosi intorno, vede tutto edificato e si chiede perché proprio la sua casa non può essere abitata anche nel piano superiore. Immerso nei suoi pensieri, si reca sull'argine e osserva quel che gli si prospetta davanti. I suoi dubbi restano, anzi, di più, aumentano e pensa: “ma se proprio ritengono che sia pericoloso, perché non puliscono e tolgono tutta questa vegetazione e perché non disalveano?”
Pensieri più che giustificati visto che oltre tutto, l'argine in pietra, edificato nella seconda metà del 1700, ha fondazioni impostate sempre abbondantemente al di sotto dell'alveo e, nella programmazione degli interventi di manutenzione, viene sempre prescritto che il taglio della vegetazione arborea ed il disalveo, avvenga almeno con frequenza annuale.
A chi dobbiamo rivolgerci?
Dal 2003, risulta che sono le Regioni ad avere la competenza sugli alvei dei torrenti e dei fiumi, compreso la gestione delle risorse idriche, le manutenzioni ordinarie e straordinarie e la responsabilità primaria della difesa del suolo.
Giancarlo Castellano, collaboratore di ECO RISVEGLIO

