Le immagini di Niscemi che stiamo vedendo in questi giorni, sconvolgono e fanno ritornare in mente situazioni analoghe verificatesi in più occasioni in valle Bognanco. Sabbia, argilla, limo.... sono tipologie di terreni su cui a Niscemi hanno costruito le case che abbiamo visto crollare lungo il versante e che continua a franare arretrando la scarpata. Questi terreni li troviamo, anche dalle nostre parti, dove a differenza della terra siciliana, che si sono stratificati in ambiente marino, vanno a formare depositi morenici e detritici di natura glaciale.

A Niscemi, l'acqua ha creato un effetto instabilizzante sui terreni. In valle Bognanco, specialmente nella zona maggiormente urbanizzata, si è sempre cercato di gestire le acque superficiali indirizzandole verso impluvi e/o vallecole naturali. Un’ulteriore attività preventiva a Bognanco, è rappresentata dal monitoraggio topografico ed inclinometrico, la cui periodica lettura, permette di programmare azioni di protezione civile, laddove si dovessero verificare spostamenti significativi di instabilità del versante.

Quindi a Bognanco, storicamente interessato da dissesti idrogeologici, vi è da sempre una costante attenzione, che nel tempo si è tradotta in attività di prevenzione e gestione del territorio che dovrebbe rassicurare la popolazione.

In valle Bognanco, seppur in questi ultimi decenni il nucleo abitativo si è esteso, non risultano edifici lesionati gravemente a causa di movimenti franosi e, per quanto riguarda il patrimonio architettonico rurale, abbiamo la testimonianza di rarissimi casi isolati di edifici crollati o resi inagibili a causa delle frane, a dimostrazione che i nostri vecchi, hanno da sempre evitato di costruire in zone a rischio frane o valanghe.

Se andiamo a leggere la storia delle frane di Bognanco, scopriamo che tali fenomeni di instabilità, hanno alimentato il fiume Bogna con conseguenti periodici eventi alluvionali, fino a interessare la piana di Domodossola. Un esempio per tutti è quello che verso la fine del 1800, interessò tutto il versante sinistro del Bogna a ovest del capoluogo, con generale dissesto tuttora attivo ed osservabile percorrendo il sentiero che porta a Picciola ed in merito, è interessante dare un occhio al “Progetto di correzione delle frane”, in territorio di Bognancodentro, redatto dalla Amministrazione Forestale di Novara nel 1898.

Altro esempio emblematico è rappresentato dal movimento franoso che coinvolse l’abitato di San Marco, un tempo sede del Comune di Bognancofuori, con la bellissima e antica chiesa del 1500. Ed infine ricordiamo il versante instabile che non permise al Comune, dopo l'alluvione del 2000, di portare a compimento la costruzione della strada per raggiungere la frazione di Valpiana.

Per concludere, riteniamo importante riportare quanto dice il geologo Marco Cattin: «Non si può prescindere nella trasformazione del territorio dalla conoscenza degli eventi geologici che storicamente lo hanno interessato; ciò che sta succedendo a Niscemi rappresenta purtroppo un esempio emblematico di non “ascolto” e non “conoscenza“ della terra».

Giancarlo Castellano, collaboratore di ECO RISVEGLIO