Prendiamo spunto dalla lettera di Antonio Manzoni che la scorsa settimana ci ha scritto: “... perché i giornali parlano così poco del fatto che a Bognanco Fonti quest'anno non è possibile bere l'acqua dalle sorgenti...?”.
E allora, parliamone, cominciando da...
I FATTI
La Provincia ha negato il rinnovo delle Concessioni allo sfruttamento delle tre sorgenti (Gaudenziana, Ausonia e San Lorenzo ndr) alla Società Acque Minerali S.r.l. che fa capo all'imprenditore Haralabos Melenos. La Società ha avviato un ricorso presso il Tribunale ed al momento non ci sono ancora gli esiti. Nel frattempo, nessuno può usufruire delle acque, nemmeno i residenti in valle i quali, ne hanno diritto da tempo remoto.
Il diritto, venne riconfermato anche nel 1991, dalla Società Idrominerale Bognanco, la quale, con una precisa lettera scritta al Comune, confermava, quello che da sempre veniva imposto dal Comune, ovvero: “rendere disponibile alla popolazione bognanchese l'accesso al padiglione Musso (oggi Carlo Angela ndr) per la mescita delle acque minerali. Nella lettera la Società aggiungeva: ... fatto salvo il periodo di gelo ed una postilla ulteriore prescriveva che, nei mesi invernali i residenti potranno rivolgersi direttamente presso gli uffici della Società e nei periodi estivi, potranno attingere l'acqua solo ed esclusivamente prima dell'apertura dei cancelli di ingresso al Parco.
IL COMUNE di BOGNANCO
«La Provincia del VCO – dice il sindaco Mauro Valentini - ha negato il rinnovo delle concessioni di sfruttamento delle sorgenti, motivando tale diniego con una serie di osservazioni puntuali e dettagliate, alcune delle quali di particolare gravità. Il provvedimento provinciale, ha comportato l'impossibilità di procedere all'imbottigliamento e alla vendita delle acque. Tuttavia, la scelta di chiudere al pubblico il padiglione Carlo Angela, dove fino allo scorso anno avveniva la mescita, è una decisione assunta esclusivamente dalla proprietà e non è in alcun modo collegata all'esito negativo del rinnovo delle concessioni. C'é sempre stato libero accesso dei residenti al parco per la bibitazione delle acque e l'amministrazione, ha già provveduto a scrivere formalmente alla proprietà, chiedendo la riapertura immediata del padiglione Carlo Angela o, in alternativa, predisporre una soluzione equivalente che consenta alla popolazione di accedere alle acque. L'Amministrazione comunale sta seguendo con la massima attenzione l'intero iter e si riserva di tutelare l'immagine e gli interessi economici della comunità, qualora le gravi motivazioni alla base del diniego delle concessioni venissero confermate anche in sede giudiziale e risultassero riconducibili a responsabilità della Società Bognanco Acque Minerali o dei suoi collaboratori».
LA SOCIETA' ACQUE MINERALI
«E' profondamente rammaricata» scrive in una lunga riflessione, la Società Acque Minerali, dopo la lettera del signor Antonio Manzoni e dopo i numerosi commenti apparsi sui social network. «E' opportuno ricordare – si difende la proprietà - che da oltre ventitré anni abbiamo continuato a investire, mantenere le strutture, preservare il parco e garantire servizi al pubblico, nonostante le crescenti difficoltà del settore. A Fonti, operavano circa quindici alberghi ed oggi sono soltanto due le strutture turistico ricettive aperte durante la stagione estiva. Questo dato, da solo, racconta meglio di qualsiasi analisi la trasformazione che ha interessato Bognanco negli ultimi decenni.
Ma non è solo Bognanco ad essere cambiata – prosegue l'amministratore della Società - tutto il mondo del termalismo è cambiato e, nel 2015 abbiamo fatto nascere Òniro, con l'obiettivo di trasformare il termalismo tradizionale in una moderna offerta dedicata al benessere, alla salute e al turismo giornaliero tutto l'anno e non soltanto nei mesi estivi. Per oltre dieci anni il Padiglione Carlo Angela è stato accessibile gratuitamente al pubblico, sostenendo integralmente i costi di gestione, di pulizia, manutenzione e del personale e questo anche nei momenti più difficili, vedi la pandemia, la crisi energetica, con il conseguente rincaro delle materie prime, le guerre internazionali, frane e incertezze sulle concessioni».
I BOGNANCHESI
Hanno ben poco da dire. La situazione è sempre volata alta al di sopra delle teste dei bognanchesi. Qui, da sempre, le sorgenti, a parte il Giovanni Pellanda, proprietario del terreno dove la giovane Felicita scoprì nel 1863 l'acqua gazosa, e che subito dopo vendette per poche lire a don Fedele Tichelli, parroco del paese, è sempre stata una cosa in mano a forestieri.
Per primo arrivò l'avvocato Emilio Cavallini dal pavese, poi fu la volta di Salvatore Fiorina, Ernesto Rubino, Crescentino Rampone al quale seguirono i suoi eredi, Gaudenzio Giannini che, nel 1971 scoprì la terza sorgente: “Gaudenziana”. Di seguito subentrarono i fratelli Santambrogio, il romano Giuseppe Ciarrapico e dal 2003 l'imprenditore greco Haralabos Melenos. Fra tutti questi nomi, nessun bognanchese e se si dovesse tracciare un profilo circa l'andamento dalla scoperta delle acque fino ai giorni nostri, verrebbe fuori un elisse che sale fino agli anni sessanta e poi scende inesorabilmente verso il basso.
Le cause principali che hanno causato questo vorticoso declino, sono state evidenziate dalla Provincia, dalla Società Acque Minerali S.r.l. e dal sindaco di Bognanco. La storia ci dirà a chi dare ragione.
Ai bognanchesi, senza colpe, rimane il fatto che oggi si ritrovano impossibilitati ad usufruire, a pieno diritto, delle sorgenti naturali quali l'Ausonia, San Lorenzo e Gaudenziana.
Giancarlo Castellano, collaboratore di ECO RISVEGLIO

