Nel 1934, in valle Bognanco si contavano duemila posti letto, suddivisi fra alberghi, pensioni, locande e locazioni turistiche private. Molte di queste strutture, sono state identificate negli strumenti urbanistici, con la destinazione d'uso “alberghiero”. Fino agli anni 70/80 questo vincolo ha sempre rappresentato la situazione reale del territorio, poi qualcosa ha interrotto questa identità.

I grandi alberghi hanno cessato l'attività e quasi tutte le altre strutture ricettive, piano piano hanno seguito questa scelta. Gli strumenti urbanistici però, sulla carta, hanno mantenuto il vincolo alberghiero. Un vincolo che da tempo impedisce ai proprietari di trasformare i vecchi alberghi ad esempio, nella più semplice delle trasformazioni; la residenza, sia essa stabile che temporanea e questo a grave danno per l'economia locale. Lo scorso anno, la Corte Costituzionale ha dato una svolta a questo problema stabilendo un principio molto chiaro: “ Il vincolo di destinazione d'uso alberghiero, non può essere imposto in modo permanente quando l'attività non è più economicamente sostenibile”. Il sindaco di Bognanco Mauro Valentini, durante un incontro presso la sede municipale, alla domanda specifica di una ex albergatrice che vorrebbe poter trasformare il proprio albergo chiuso da anni in un residence, ha manifestato l'intenzione nella revisione generale del Piano Regolatore in corso, «di togliere il vincolo alberghiero». Si tratta solo di essere fiduciosi e pazienti, considerato i lunghi tempi delle varianti degli strumenti urbanistici.

Quasi tutte le strutture alberghiere sono state costruite nel tempo, attorno alle Terme che oggi soffrono una identità da reinventare e purtroppo sono principalmente immobili privi di grandi spazi all'aperto, cosa che invece oggi è sempre più ricercata.

In valle sono almeno una decina le strutture turistico ricettive chiuse che attendono una nuova vita. Ci sono ex alberghi, specialmente a Bognanco Fonti, che potrebbero continuare la loro vocazione turistica destinandoli a locazioni brevi oppure, trattandosi quasi sempre di immobili con grandi dimensioni, di inserire al loro interno spazi per attività commerciali e/o artigianali, compatibili con il luogo. Queste strutture inutilizzate oltre che costituire un grave problema economico per i possessori, danno una brutta immagine al territorio che continua a fregiarsi, a pieno titolo, di essere un “Comune Turistico”.

Giancarlo Castellano, collaboratore di ECO RISVEGLIO