Mercoledì 29 luglio è mancato all'affetto dei suoi cari e di tutta la valle Bognanco Giuseppe Rovina di anni 98. Una lunga vita passata a stretto contatto con il mondo rurale. Capi bestiame, prati, campi, boschi... Tutto, intorno a lui, camminava lentamente e con meticolosa precisione. Poi, dopo sposato dovette andare a lavorare per dare un futuro più agevole alla famiglia, ma erano di più le ore lavorative che faceva nel suo piccolo mondo agricolo familiare, rispetto alle ditte edili dove lavorava ed infatti, appena riuscì ad andare in pensione, si dedicò, nuovamente, a tempo pieno, alle quattro bestie che teneva con la moglie Maria fra il Moraso, dove abitava, l'alpe Vercengio e Ciuppinella, con la campagna attorno che, soffocata dal bosco, continuava a restringersi sempre di più.

Gli piangeva il cuore a vedere come la gente aveva abbandonato case e terreni e lui, ha continuato a produrre formaggi e burro e come dimenticare quel prezioso “mascarpign” (ricotta affumicata) che tutti gli anni ne offriva una generosa degustazione in occasione della festa di San Giuseppe. Ha continuato a mantenere puliti i prati e coltivare i campi vicino alla sua amata frazione, fino a che ha avuto la forza e poi, riconoscendo la debolezza del proprio corpo per proseguire le fatiche quotidiane, ha accettato di soggiornare in una struttura per anziani e riposarsi; “servito e riverito”, come diceva sempre lui sorridendo a quelli che lo andavano a trovare.

I funerali si sono svolti venerdì scorso a San Lorenzo e dopo la cerimonia un lungo corteo ha seguito il feretro fino al cimitero per la sepoltura in terra, come da sua precisa volontà.

Ha lasciato i suoi cinque figli, Lucia, Eugenio, Rita, Sergio e Adriano con le rispettive famiglie; la sorella Maria, nipoti e parenti tutti.

Giancarlo Castellano, collaboratore di ECO RISVEGLIO