Il rifugio Gattascosa, il primo ad essere stato aperto nell'alta valle, dal mese di ottobre 2026 cambia gestione.

«Era il primo ottobre 2011 – dice Graziella - quando abbiamo preso in gestione il rifugio e sono passati quindici anni...»

E' stata lunga?

«Sono passati in un lampo».

Ha gli occhi lucidi e la voce tremante Graziella a ripercorrere i ricordi di questi anni ed allora, cerco di smorzare la sua emozione con una domanda semplice e generalizzata: Dai su, mi dica come è andata...

Sorride.
«E' stata una bellissima parentesi, mia e di tutta la mia famiglia. Perché non ero solo io a gestire. Al mio fianco ho sempre avuto Dodo, mio marito, ed i figli Alberto ed Elisa. E aggiungo anche mia mamma che, malgrado l'avanzata età ci ha sempre aiutato; pensi che anche in questa ultima estate, è stata lei ad occuparsi in gran parte del bucato».

Vi eravate quindi diviso i compiti?
«Si, certo. Dodo e Alberto si sono sempre occupati di tutti i rifornimenti per il rifugio, ma non solo. Non è facile raggiungere una struttura ricettiva a duemila metri. La strada va costantemente sistemata e d'inverno c'è il ghiaccio, la neve, che a volte diventava insormontabile. Spesso abbiamo fatto più tentativi con la moto slitta, alla quale agganciavamo il carrello dietro, tanto carico da doverlo più volte scaricare in parte per poter proseguire. E quindi, avanti e indietro con i trasbordi fino al rifugio».

Chi stava in cucina?
«Io mi sono sempre occupata della cucina e delle camere, ovviamente con l'aiuto di tutti, mentre Elisa era l'addetta alla gestione dei social, mail e le questioni burocratiche».

Il problema più grande che si è presentato in questi anni?
«La gestione invernale è la più critica. Quando viene a mancare l'acqua, occorre un impiego di forze straordinarie per mantenere confortevole il rifugio ed anche riscaldare gli ambienti interni, non è così semplice. A volte arrivavamo su per il fine settimana e dentro in cucina, c'erano i recipienti colmi di acqua, con due dita di ghiaccio. La temperatura interna era più o meno zero gradi e per riscaldare tutto, accendevamo cinque stufe a legna».

Come vi procuravate la legna per le stufe?
«Ci hanno sempre pensato gli uomini della famiglia».

In Alta valle, sembra strano, ma non c'è ancora l'energia elettrica; come facevate?
«Ci siamo sempre arrangiati con pannelli solari e generatori. Il problema più grande, come le ho detto, non è la corrente elettrica, ma la mancanza di acqua in inverno».

Adesso che non avete più il rifugio da gestire; cosa farete?

Sul volto di Graziella, si stampa un bel sorriso rilassato e liberatorio: «Andremo finalmente in vacanza».

(Nel prossimo numero conosceremo Enrica e Valeriano; i nuovi gestori)

Giancarlo Castellano, collaboratore di ECO RISVEGLIO