Matteo Paglino, 33 anni, consulente patrimoniale in Svizzera ed attualmente operativo con lo smart working nella sua abitazione di Bognanco, dove il primo agosto è partito in bicicletta per Capo Nord.

In venti giorni, pedalando per 4115 km ha raggiunto il punto più a nord dell’Europa.

Lo abbiamo incontrato, nella sua abitazione e chiesto una cosa molto semplice:

E’ stata dura?

«Credevo peggio. Ho pedalato per venti giorni, 10-12 ore al giorno e fatto una media di 25 km/orari».

Il momento più difficile?

«Mah, forse in Repubblica Ceka, quando mi son fatto più di cento chilometri sotto un diluvio tremendo».

…e quello più divertente?

«Strade belle quasi ovunque e tanto, tanto tempo per pensare…»

Dove hai avuto più paura?

«Non direi di aver mai vissuto attimi di paura… forse (ride) ho provato la paura di non trovare cibo».

Tu non sei un ciclista professionista, ma che tipo di allenamento hai fatto per preparare questo viaggio?

«La mia base è stata quella di fare 150/200 km a settimana e negli ultimi mesi, prima della partenza, ho fatto circa 4000 km».

Durante il tuo viaggio, non ha mai pensato di tornare indietro?

«No, mai. Ho sempre cercato di sentire il mio corpo e capire quando dovevo riposare e quando potevo tirare più forte».

Per ritornare a casa, hai dovuto prendere bus, aerei e messo in uno scatolone la tua bici… sei arrivato a casa da pochi giorni; la bici, è ancora imballata?

«No, la bici l’ho tolta dallo scatolone, ma è ancora tutta da lavare».

Non è la prima volta che fai un viaggio del genere, quale sarà la tua prossima pazzia?

«Per il momento non ho ancora dei progetti ben precisi… forse il giro dell’Islanda».

Dai, raccontaci qualche ultima curiosità…

«Che dire… ho attraversato dodici stati e mai incontrato una dogana; è stato magnifico, così come magnifiche sono state le piste ciclabili che ho percorso. Non sono come da noi, sono delle vere strade riservate ai ciclisti.

Facevo tutti i pagamenti con carta e c’erano cartelli ovunque con scritto: No Cash. Quindi era normale non usare contanti, anche per pagare un semplice caffè.

Quando sono arrivato a Capo Nord, c’erano 5 gradi ed il piazzale era deserto. Ero felicissimo, ma guardandomi in giro, ma non ho visto nessuno a cui chiedere di scattarmi una foto. Poi finalmente sono arrivati due pulman con turisti che stavano partecipando ad una crociera e fra questi c’era anche un italiana…Problema foto risolto.

Da Capo Nord, ho ripreso la strada del rientro. Mi son fatto trenta chilometri in bici, fino a Honnigsvag (il comune più a nord d’Europa ndr) dove ho trovato in un negozio di biciclette, il necessario per impacchettare la bici. Ho preso un bus fino a raggiungere l’aeroporto più vicino (città di Alta in Norvegia ndr) e poi con tre voli in aereo, passando da Olso e Parigi, sono arrivato finalmente a Milano».

Giancarlo Castellano, collaboratore di ECO RISVEGLIO


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