Domani è il primo maggio. Quest’anno è una data che non dice molto, ma negli anni sessanta, invece era una data tanto attesa perché era il primo giorno di apertura della Capanna Carmencita all’alpe Gomba. Inaugurata il 22 maggio del 1960, dalla famiglia di Dante Mancini, quando ancora non c’era la strada carrozzabile, rimase aperta fino all’inizio degli anni novanta, regalando accoglienza, ristoro e allegria ai molti frequentatori della valle Bognanco. La Gomba, seppur un piccolo altipiano, è l’unico posto dove si è trovato un pianetto sufficiente per realizzare un campo di calcio e da sempre in questo luogo, si è svolta la festa che apre l’estate. Quante volte a scivolare col sedere sulla grossa pietra proprio davanti alla Carmencita. Tutti ricordano ancora il profumo del caffè, la musica e le grida dei bambini che correvano e giocavano nel prato con l’erba tenuta sempre corta anche grazie alle mucche di Secondina.

Ci fu anche un periodo, negli anni settanta, che la piccola struttura ricettiva, veniva aperta anche nel periodo invernale, con tanto di impianto di risalita a fune che Dante spostava a seconda della neve.

Per arrivare alla Gomba, seppur dal dicembre del 1967, avevano costruito una strada sterrata, per la maggior parte delle volte si doveva andare a piedi, con gli sci sulle spalle perché la strada, oltre Graniga non era sempre perfettamente pulita.

Una avventura agganciarsi alla corda dell’impianto con la maniglia che davano unitamente al biglietto giornaliero e poi, arrivati in cima, ti sganciavi, mettevi il maniglione al collo e scendevi. Duecento metri di pista, battuta rigorosamente facendo su e giù con gli sci di traverso, dove potevi fare si e no un paio di girate ed era l’ultima curva, dove tutti ti vedevano, quella che ti faceva campione, se stavi in piedi, o ti rendeva ridicolo se cadevi. Nel giornaliero, c’era compreso il pranzo alla Carmencita ed era un momento di allegria e di cose buone di montagna. Per il rientro, quando la neve era abbondante, si scendeva sul versante sud sopra Graniga, saltando i muretti dei vari terrazzamenti rigorosamente coltivati e non come adesso che il bosco ha chiuso tutto e continua ad avvicinarsi minaccioso alle case.

 

Giancarlo Castellano, collaboratore di ECO RISVEGLIO


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