Come dicevamo la settimana scorsa, sono in molti quelli che hanno voluto ricordare Renzo Croppi. Una persona, molto conosciuta ed apprezzata in tutta l'Ossola.
«Sì, è stato un maestro - ribadisce Riccardo Maccagno, comandate della Polizia Provinciale - amava la compagnia, far festa, era amico di tutti ma sapeva far selezione delle amicizie senza mai trascendere. Il mondo venatorio dovrebbe essergli grato perché è anche grazie al suo impegno che oggi si può disporre di un buon patrimonio faunistico.

Riassumere la sua vita, la sua personalità in poche righe è difficile e riduttivo.

Lo ringrazio per avermi insegnato a conoscere il nostro territorio, forse nessuno come lui conosce queste montagne».

«Era un uomo forte e coraggioso – dice Felice Darioli e più volte mi raccontò di quando rimase sotto la valanga dalle parti del passo Monscera, in territorio svizzero. Aveva sì e no 18 anni e salendo il versante svizzero per arrivare su al Passo, una valanga lo travolse insieme ad altri. I suoi compagni, fortunatamente, rimasti con il busto fuori dalla coltre nevosa, furono subito tratti in salvo mentre lui, completamente sommerso, venne ritrovato solo dopo un paio d’ore. Le sue condizioni erano critiche e venne subito portato all’ospedale di Domodossola dove sua mamma, per il fatto che era diventato cianotico, quando entrò in sala, passò oltre, senza riconoscerlo».

A ricordare Renzo, anche l’architetto Gilberto Melchiorri… «Lo ricorderò sempre in abbigliamento da caccia con l'inseparabile zaino, da dove, come un abile prestigiatore, estraeva, scorte infinite di viveri e bevande per la necessaria… idratazione. Scorte che, spesse volte venivano da lui nascoste in quegli anfratti dei diroccati o nelle pietraie e solo lui sapeva poi come ritrovare quei nascondigli ed ora probabilmente resteranno lì, come tesori nascosti».

«Renzo Croppi, ebbe nella sua vita un rapporto straordinario con gli animali– racconta Gianfranco Croppi presidente della sezione cacciatori di Domodossola e Bognanco - e forse non è un caso se lunedì 16 marzo, subito dopo il tramonto, il suo cane all’improvviso, iniziò stranamente a guaire ed ululare. Qualche minuto dopo, squillò il telefono e Marina Valterio andò a rispondere. Una voce dall’ospedale la avvisava che suo marito Renzo era morto.

Ma è l’ultimo episodio quello che ancora di più mi ha colpito», continua il presidente dei cacciatori. «Durante la cerimonia funebre nella piazzetta antistante la chiesa di San Marco, stavo facendo un breve saluto, in ricordo dell’amico Renzo, quando un rumore di sassi che rotolavano, mi ha interrotto. All’improvviso, un camoscio è uscito dal bosco e si è fermato ritto sulle quattro gambe, a guardare giù verso la piazza».

Zàmpate, avrebbe detto Renzo, battendo il dorso della mano destra sul palmo della sinistra…

«Quasi come se il camoscio si fosse presentato lì per onorarlo», conclude Gianfranco.

Una semplice casualità avranno pensato i più scettici, fatto è che non era mai successo e piace pensare che nel piccolo e dimenticato cimitero di San Marco, seguiranno cortei di animali selvatici per rendergli l’omaggio ed il rispetto che si è guadagnato nella sua vita terrena.

 

 

Giancarlo Castellano, collaboratore di ECO RISVEGLIO


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