“Addio monti sorgenti da l’acque… per la famiglia Croppi Severino che ben in nove sono partiti alla volta dell’America del nord a raggiungere la figlia Sandra colà già residente. In America dovranno fare ancora cinquemila chilometri prima di raggiungere la base. Commovente tributo di saluti alla sera prima della partenza da Messasca: le bucaline piene di vino giravano fra sorrisi e lacrime… Auguri di buon viaggio ed arrivederci per sempre perché di quella famiglia, io credo, nessuno ancora ritornerà a rivedere la chiesa antica ed il paese che sta morendo.”

Don Remigio Biancossi, parroco e corrispondente da Bognanco, scriveva così sul Popolo dell’Ossola del 3 febbraio 1956, dopo che Severino Croppi ed Edvige Pesenti lasciarono la frazione di Pioi con sette dei loro nove figli: Maria di anni 21, Pietro di anni 20, Romano 16, Bernardino 15, Alberto 13, Tarcisio 11 e Maurizio, il più piccolo, di anni 7. La figlia maggiore, Sandra (classe 1928) era in America già da un pezzo con la zia Angiolina. Giuseppe e Angelo, i due figli maggiori, che avevano rispettivamente 26 e 24 anni e già pronti per il matrimonio, rimasero in Italia.

Severino, dopo aver ricevuto varie lettere dalla figlia Sandra, con l’invito di andare in America, si convince e decide di portare tutta la sua famiglia oltre Oceano. E’ iniziato l’inverno del 1955, Severino ed Edvige vendono ogni loro bene per recuperare i soldi necessari ad affrontare il grande viaggio ed il giorno 20 del mese di gennaio 1956 scendono a Domodossola e partono. Tarcisio compirà i suoi 11 anni il 27 gennaio 1956 durante il viaggio.

Sulla nave, salpata da Genova, c’è roba da mangiare a volontà; tre volte al giorno e non come a Pioi che si tirava la cinghia. Ai ragazzi non pare vero, peccato però che tutta la famiglia Croppi soffre di un tremendo e fastidioso mal di mare e così per otto giorni, tanto è durato il viaggio in nave, nessuno di loro ha potuto gustarsi un pasto come Dio comanda. Arrivati a New York, dopo le opportune verifiche da parte della polizia americana, la famiglia migrante prende un treno in direzione dello stato di Washington che si trova dalla parte opposta degli Stati Uniti, sulla costa dell’Oceano Pacifico. Di buono c’è che adesso, messi i piedi a terra, tutti stanno meglio di stomaco. Peccato però che sul treno non ci sia assolutamente niente da mangiare ed allora ci si arrangia come meglio si può. Dopo quattro giorni di viaggio in treno, la famiglia Croppi si incontra con zia Angiolina e la figlia Sandra nella città di Seattle. Baci, abbracci e finalmente cose buone da mangiare. Per un tratto si viaggia insieme ed i volti dei ragazzi si illuminano. Dai finestrini scorrono immagini di territori nuovi ed immensi e la curiosità è tanta. Altro che la piccola valle Bognanco. Tutti qui parlano inglese e non si capisce un accidente. La prima parola che il piccolo Tarcisio impara è shoes = scarpe. Forse attirato dalle tante e belle scarpe che aveva visto ai piedi dei passeggeri sul treno, che nulla avevano a che fare con le scarpacce in uso a Pioi, quando c’erano, perche solitamente i ragazzi andavano in giro senza scarpe. L’usanza era di togliere le scarpe quando cominciava a cantare il cucù (fine aprile) e non metterle più fino all’inizio della scuola.

La famiglia intera si sistema nella grande fattoria dove abita Sandra e ognuno ha i suoi compiti. Papà e mamma, dopo qualche settimana, capiscono che forse tutti insieme sono un po’ troppi e così cercano e trovano in una cittadina vicino un altro lavoro; Severino, che è quello che fa più fatica ad imparare l’inglese, si arrangia a fare piccoli lavoretti in una scuola, dove non è così determinante sapere l’inglese; quando vede una cosa rotta lui, la aggiusta. Edvige invece, più giovane e meglio inserita, trova lavoro presso una casa di riposo per anziani. Papà Severino si rende conto delle difficoltà e spiega ai suoi figli che l’America non è il Paradiso… Il Paradiso ognuno se lo deve costruire e tutti devono lavorare. Di fatto, i figli più grandi già lavorano sodo mentre quelli sotto i 15 anni, essendoci l’obbligo di frequentare la scuola, devono studiare. Si presentano dalla Preside dell’Istituto scolastico più vicino alla fattoria e qui succede un fatto che sconvolge tutti. Ai ragazzi che andranno a scuola, viene cambiato il nome; Bernardino, diventa Bernei, Alberto, semplicemente Al, Maurizio, Morris e Tarcisio che seppur a Bognanco aveva già frequentato con successo la quinta, in America viene iscritto alla quarta classe con il nome di Tom… il nome Tarcisio, per la Preside, era troppo difficile da pronunciare.

Scuola e dopo scuola per imparare più velocemente la nuova lingua e dopo pochi mesi i quattro studenti parlano e scrivono in inglese, non alla perfezione, ma abbastanza per farsi capire ed integrarsi alla nuova comunità. Anche i ragazzi che lavorano si sono integrati molto bene nella comunità.

Per Severino invece le cose non vanno molto bene. Fa fatica ad inserirsi nella società americana, parla a stento l’inglese e nemmeno a scriverlo gli riesce bene. Addirittura pensa che forse sarebbe meglio ritornare indietro; a Bognanco. Edvige, che si è integrata meglio, assolutamente non ci pensa proprio a ritornare a Pioi e così tira e bistira i due, dopo sei anni dal loro arrivo in America, dopo aver cresciuto dieci figli, dopo aver superato le crisi naturali del loro matrimonio combinato. Ecco, dopo tutto questo, si separano. Cosa che, se fossero rimasti a Bognanco, non sarebbe avvenuto.

Nel 1976, esattamente venti anni dopo aver lasciato il paese nativo, Tarcisio, l’americano, divenuto Tom anche sul passaporto, decide di fare un viaggio nella sua amata valle e si commuove quando legge quel vecchio articolo di giornale:“Addio monti sorgenti da l’acque… per la famiglia Croppi Severino che ben in nove sono partiti alla volta dell’America del nord a raggiungere la figlia Sandra…. Auguri di buon viaggio ed arrivederci per sempre perché di quella famiglia, io credo, nessuno ancora ritornerà a rivedere la chiesa antica ed il paese che sta morendo.”

Lui, Tarcisio Croppi invece, è ritornato ed ha sistemato una casa a Pioi.

Adesso è soddisfatto. E’ cittadino americano, ma anche italiano e soggiorna con sua moglie in estate a Bognanco.

Stiamo vivendo una bella e nuova esperienza – hanno detto Tarcisio e Carmen raccontando questa loro vita – qui a Bognanco. Abbiamo amici ed ottimi vicini di casa. La nostra è una nuova integrazione. Facciamo belle passeggiate, ci occupiamo dell’orto e mi piace – puntualizza Tarcisio – pulire e sistemare i sentieri.

La valle Bognanco non è morta. Passano di qua molti turisti e si meravigliano di questo antico borgo di pietra ed anch’io mi meraviglio ogni giorno di questa naturale bellezza e ringrazio i miei genitori per avermi donato la vita in questa terra, un po’ selvaggia, forse, ma dal sapore buono e genuino".

Giancarlo Castellano, collaboratore di ECO RISVEGLIO


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