Bruno Maccagno

Se lo aspettavamo tutti  che il mitico  Bruno Maccagno avrebbe smesso di vivere. Prima o poi. E Bruno era arrivato al traguardo. Dopo anni di tribolazioni è morto di vecchiaia o semplicemente perché  ha smesso di respirare. Dieci anni con la badante che lo ha seguito giorno e notte. A volte lo si incontrava seduto sulla panchina della piazza o davanti alla chiesa. A volte lo si vedeva  fare quattro passi sorretto  dalla affezionata Maria. Attraversava la piazza e beveva l’acqua alla fontana. Era la sua medicina diceva, così come diceva che un bicchiere di vino a pasto faceva solo bene. Aveva le mani grosse, quelle del gran lavoratore, ma era gentile  ed  aveva un cuore grande come una casa. Come la sua casa, che non chiudeva mai a chiave ed era sempre aperta a tutti. Per anni lavorò giù nello stabilimento delle acque minerali  come manutentore tutto fare  e non c’era macchinario che non funzionasse dopo il suo appassionato intervento. Ma anche su a San Lorenzo faceva miracoli… “ Bruno non hai mica una chiave del 18?”

“Sì, certo eccola! “

“Grazie. Te la riporto.”

“Bruno! Ho la moto che non va più…”

“Cià, fam vega…”  ( Su, fammi vedere) e dopo pochi minuti, ripartiva…

Se a casa ti mancava una vite speciale, nella cantina di Bruno la trovavi…

“Va giù in cantina,  varda dent pal casciet che ti la trovat…” ( Vai giù in cantina, e guarda dentro il cassetto che la trovi…).

Per molti anni ha portato avanti la tradizione del  carnevale bognanchese. Una tradizione che, come un treno in corsa, grazie alla sua energica  spinta è andata avanti  per molti anni.

Ricordo le domeniche mattina quando consegnava i giornali per il piacere di dare una mano in paese,  scambiare un sorriso e due battute. Ma in ogni posto che andava, non si fermava mai per più di qualche minuto. Aveva sempre fretta. Anche quando andava al bar. Un bicchiere in compagnia. Un saluto e via.

“Bruno. Fermat un atim…!”

“No a gò prescia…. A gò da nà…” (No ho premura…. devo andare…)

 E via che il Bruno con la sua moto partiva.

Gli ultimi tre anni li ha trascorsi a letto a mangiar pappine e non era certo  il suo pane e così  lunedì notte, avrà pensato: “ L’è propi l’ora da nà…” e alle 4 e mezza, dopo nemmeno un ora di giacenza  all’ospedale   di Domodossola, è spirato. Aveva 88 anni.

Lascia  i figli: Giuseppe con la moglie Assunta e le figlie Giuliana e Silvia; Giorgio con la moglie Lorena e il figlio Andrea; la nuora Laura con i figli Fabrizio, Gianpaolo e Marco con la moglie Ramona e la piccola Iris; il fratello Piero, la sorella Elena e l’affezionata Maria.

I funerali si sono svolti martedì 25 luglio pomeriggio  nella chiesa parrocchiale di San Lorenzo e dopo la cerimonia, la salma ha proseguito per la cremazione.

 

Giancarlo Castellano, collaboratore di ECO RISVEGLIO


 

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