Amarcord

 

BOGNANCO

Rosanna GallettiSpegne la tv Rosanna Galletti, quando, dopo aver bussato alla porta, mi invita ad entrare in casa. «Venga pure – dice – stavo ascoltando la messa».
E’ seduta in posizione strategica sulla comoda poltrona in soggiorno. A sinistra, l’ampia finestra che si affaccia sulla strada e di fronte il televisore. «Sono in attesa di essere operata al ginocchio destro ed ho già subito tre interventi all’anca sinistra; per questo sono qui immobile sulla poltrona. Ma, tutto sommato, diciamo che sto bene; anche la “cocuzza” – dice ridendo e toccandosi la testa con l’indice della mano - funziona ancora bene».

Nata a Bognanco il 23 marzo 1928, nella casa paterna dove oggi c’è l’albergo Croce Bianca, ricorda i suoi tempi d’infanzia.

«Avevo solo 8 anni – dice – quando mio padre Remigio morì. Eravamo in quattro fratelli; il più piccolo 3 anni ed il più grande 15 e non fu semplice continuare a vivere. Ci salvò il fatto che a mia madre, affidarono in lavoro in cucina della mensa alle fonti, con possibilità per tutti noi figli di andare lì a mangiare.
Ricordo la prima macchina; una Balilla scura dell’Edgardo Antonioli e poi le donne con i vestiti lunghi, il cappello e l’ombrellino per il sole che passeggiavano nel parco. Come oggi vediamo nei films.  Dormivamo nel sottotetto, con le lamiere sopra. Per materasso le foglie secche o il fieno che nostra madre andava a raccogliere alla “sbrozzera”».
Prosegue come un fiume in piena Rosanna a raccontare i suoi ricordi…
«Ricordo quando mia madre lavava la biancheria dei vari alberghi; usava la cenere».
La cenere?
« Sì, la cenere. Dietro casa; c’era una tettoia dove si accendeva il fuoco. Metteva un grande paiolo di rame colmo d’acqua ed immergeva un sacchetto di tela con dentro cenere».
E poi?
« La biancheria lavata, la metteva in una bacinella di legno, con un foro in basso e ci versava dentro l’acqua bollente del paiolo con la cenere. L’acqua “liscivosa” attraversava la biancheria ed usciva dal foro in basso. Questa operazione la ripeteva più volte, fino a che, lasciata l’ultima acqua per tutta la notte, alla mattina stendeva tutto al sole. Lo splendore ed il profumo della biancheria era una cosa che tutti gli ospiti apprezzavano moltissimo».
Altri ricordi?
« Quanti ne vuole…».
Prego
«Avevo 14-15 anni ed aiutavo i boscaioli che trasportavano la legna tagliata nei boschi con i carri trainati dai cavalli. Ero incaricata a fare la polenta per tutti loro; mi preferivano come cuoca al Severino Croppi, perché lui aveva sempre la goccia al naso… e la cosa non piaceva a chi poi, doveva mangiarla quella polenta.
Mi è venuto in mente un altro fatto; glielo posso raccontare»?
Certo, sono qui ad ascoltarla con piacere.
«Ricordo un vecchio che chiamavamo “Ul Tapela da Valpiana”. Spaccava i sassi con un grossol martello e la ghiaia prodotta, veniva sparsa sulla strada sterrata. Spesse volte lo vedevamo prendere un pezzo di pane dalla tasca, tagliarlo in due e metterlo sotto la “frova d’acqua” della fontana per ammorbidirlo e poi mangiarlo. Era il suo pasto. Qualche volta lo chiamavamo per dividere con lui la nostra minestra e lui accettava sempre molto volentieri».
Andrebbe avanti ancora Rosanna, lucidissima nei ricordi, ma la fermo per domandarle quando si è sposata.
Rosanna Galletti« Era il 29 settembre  del ’47. Avevo 19 anni e mio marito Bertino (Norberto Mancini), 35. Lavoravo al Rossi, su a San Lorenzo ed in quel periodo, subito dopo la guerra, si facevano tante feste e molti matrimoni. Il proprietario dell’albergo mi chiamava sempre; facevo la cameriera e fu in una di quelle serate danzanti che mi innamorai di Bertino. Veniva spesso a suonare, con i suoi fratelli Onorino e Dante. Ci sposammo a San Lorenzo, ma quel giorno non c’era nessuno che faceva le fotografie e così, la domenica successiva, ci mettemmo gli stessi vestiti del matrimonio ed andammo su nel giardino del Rossi per farci fare le fotografie.
Seguii mio marito per un paio di anni, nei vari cantieri in giro per l’Italia e poi, ritornammo a Bognanco. Bertino venne assunto alle Fonti e ci diedero un appartamento vicino al Bogna che poi abbandonammo in fretta e furia, con i bambini in braccio e sulle spalle, durante l’alluvione del 1958 per il pericolo che il torrente impetuoso portasse via tutto. Fortunatamente  era già pronta questa casa e così ci trasferimmo qui ad abitare».
Una vita difficile, ma anche piena di belle soddisfazioni. Per questo otto  marzo, cosa vuole dire alle donne?
«Beate loro che non hanno provato le nostre difficoltà. Le donne di oggi, non dovrebbero lamentarsi, perché i problemi, al confronto sono poca cosa».
Auguri Rosanna per questa festa e doppi auguri per il prossimo compleanno che verrà il 23 marzo.

 

Giancarlo Castellano, collaboratore di ECO RISVEGLIO


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