La Noga

 

BOGNANCO

Il giardino sistemato dagli ospiti della comunitàSalendo la strada provinciale della valle Bognanco, al primo tornante si legge un cartello che indica una direzione: “Comunità La Noga”; porta alla frazione San Marco, sede municipale del vecchio comune di Bognanco Fuori, dove da quasi un ventennio è nata la “Comunità  La Noga residenziale terapeutica per il recupero e la riabilitazione da tossicodipendenze ed alcolismo”.
Il perché troviamo il nome “La Noga”  in valle Bognanco, è molto semplice. Tutto partì da una idea di don Gianni Luchessa e don Luigi Del Conte, verso la fine degli anni 70, di realizzare un centro di accoglienza alla Noga, sopra Villadossola. Il successo di questa iniziativa fece capire subito ai due “don” che il luogo non era idoneo e nemmeno sufficiente, a contenere i numerosi  ragazzi che, sempre più, chiedevano di essere ospitati e così, grazie anche al fatto che don Gianni in quegli anni era parroco a Bognanco, si avviò questa sede bognanchese, con la piena soddisfazione  e collaborazione del comune di Bognanco.
La responsabile della struttura è la dottoressa Marina Grossi, mentre la presidente della cooperativa di gestione (Namasthé ndr) è la dottoressa Mascia Esposito.
Al mio arrivo, improvvisato, in sede, ho la fortuna di trovare entrambe e con loro mi soffermo qualche minuto, giusto il tempo per  un caffè e capire un po’ dove sono finito.
Il giardino sistemato dagli ospiti della comunitàMentre guardo incuriosito l'interno della casa, chiedo quali  rapporti avesse la struttura con la gente del posto.
«Non mancarono le diffidenze iniziali della popolazione – mi dicono le responsabili, condividendo la risposta – diffidenze che però piano piano, grazie anche agli ottimi rapporti, da sempre tenuti, con il comune di Bognanco, sono considerevolmente diminuite».
In cosa consistono questi ottimi rapporti con il comune?
« Funzionano molto bene i progetti “Borsa Lavoro”, ovvero il primo passo per l’inserimento nella società dei soggetti  ospitati in questa comunità».
E cioe?
«In parole povere i ragazzi vengono impiegati sul territorio comunale per opere di tutela ambientale».
E cosa fanno di preciso?
«Puliscono i sentieri, le strade, tagliano l’erba; un sacco di cose».
Quanti sono gli ospiti nella Comunità?
« Oggi sono solo 6, ma mediamente ce ne sono una  decina. Al massimo ne possiamo accogliere 12».
Qual’è l’età media dei ragazzi che  ospitate?
« Quaranta. In questo momento ci sono anche dei cinquantenni»
la piazzetta sistemata dagli ospiti della comunitàMa secondo voi, questo posto è ideale per un recupero terapeutico?
A rispondere è la dottoressa Esposito. «Questo luogo, seppur può sembrare lontanissimo dai servizi principali, riesce a garantire una assistenza sociale e sanitaria puntuale e quotidiana. Pensi che siamo l’unica Comunità piemontese che ospita soggetti inviati dalla Regione Lombardia».
Quanto tempo dura il periodo di recupero?
«Mediamente siamo intorno ai due o tre anni».
E quanti sono i ragazzi fino ad oggi “recuperati”?
«Sicuramente oltre cento».
Siete soddisfatte di questi numeri?
«Assolutamente si, anche se il sistema sanitario nazionale, non crede più al recupero. Ormai viene accettata una condizione farmacologia del soggetto. Per noi invece è essenziale credere e sostenere che, chi frequenta questa Comunità, possa essere reinserito, dopo il periodo di permanenza, nella società».
Un ultima cosa?
«Può aggiungere che abbiamo da poco ottenuto dalla Regione Piemonte un importante riconoscimento, quale ente significativamente accreditato a fornire i servizi adeguati di assistenza sanitaria e sociale».

 

 

Giancarlo Castellano, collaboratore di ECO RISVEGLIO


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