Prepararsi all'inverno

MONTAGNE IN AUTUNNOLo si capisce da molte cose quando sta per arrivare l’inverno. Gli alberi lasciano cadere le foglie. Gli animali infoltiscono il pelo, per difendersi dalle rigide temperature. Io ad esempio, prima del freddo accumulo legna da ardere vicino casa e grattugio il rafano coltivato nell’orto per mescolarlo con ingredienti noti ed altri segreti che arrivano dai paesi freddi dell’est Europa ricavandone una salsa che si chiama Cren da abbinare ai bolliti e altri piatti tipicamente invernali. C’è chi si preoccupa di chiudere il rubinetto dell’acqua fuori in giardino perché non geli. C’è chi va a prendere le foglie secche e se non le utilizza per le bestie, le sistema ai piedi degli alberi da frutto in giardino e c’è chi, senza fare nomi, si riempie la camera da letto con sacchi di pellet per paura di rimanere senza. Ognuno ha le sue strategie di difesa. I coniugi Mariangela Baiettini e Giuseppe Darioli della Pianezza ad esempio, oltre a riempire la legnaia di legna per la stufa, dicono: «da qualche anno riempiamo anche il freezer con ogni ben di Dio. E patate ne abbiamo a volontà; sia qui che su a Pioi e così, se viene giù una nevicata un po’ pesante, possiamo resistere per un bel po’ di tempo senza andare a fare spesa. E poi abbiamo anche le galline che ci garantiscono uova fresche tutti i giorni».

Tre fiori rossi a Bognanco per il Concorso nazionale dei Comuni fioriti

Domenica scorsa a Bologna, per ricevere il premio assegnato al comune di Bognanco del Concorso Nazionale “Comuni Fioriti” c’era il sindaco Mauro Valentini.

«E’ andata molto bene – ha detto il sindaco soddisfatto – da uno a quattro, ci hanno riconosciuto ben tre fiori rossi ed in più hanno assegnato a Bognanco un premio speciale per l’originalità nell’aver scelto il tema: la fioritura degli antichi lavatoi. Devo ringraziare la Commissario dott.sa Carpanese che ha creduto in questo progetto aderendo al Concorso, la vigilessa Teresa Doria e la Pro Loco per tutta l’organizzazione. Ma più ancora devo ringraziare tutti i frazionisti e volontari che si sono impegnati nell’allestimento iniziale e nella cura e mantenimento durante l’estate».

Circa duecento i comuni partecipanti al Concorso e tanto per fare delle comparazioni note, diciamo che Bognanco ha ricevuto i “tre fiori” (merito riconosciuto ai comuni con risultati evidenti per quantità e qualità) alla pari con Baveno, Cernobbio, Gattinara… Niente male per un piccolo paese montano che non arriva a duecento anime.

Un successo indiscusso per Bognanco quindi, che va aldilà dei premi ricevuti, perché forse, il risultato più costruttivo ed evidente, è che la valle in questo modo ha recuperato dodici dei suoi numerosi ed ormai inutilizzati lavatoi, a vantaggio del decoro, dell’arredo urbano e del paesaggio e sono molti a sperare che il comune partecipi ancora il prossimo anno al Concorso; proponendo un'altra nuova idea di fioritura.

Presto quindi, all’entrata della valle verrà posto un bel cartello con la scritta: “ Bognanco Comune Fiorito” e sarà motivo di orgoglio per tutti i bognanchesi.

Giancarlo Castellano, collaboratore di ECO RISVEGLIO

Il Grasso d’Alpe Monscera

Jodi Maccagno thNei ristoranti stellati delle grandi città, rinomati chef propongono a volte menù speciali a base di prodotti molto ricercati. Uno di questi è sicuramente il Grasso d’Alpe Monscera prodotto in valle Bognanco con latte di vacche alimentate da pascoli rigorosamente sopra ai 1500 metri s.l.m., ovvero da San Bernardo in su, nella splendida conca del Monscera.

Nello scorso mese di ottobre, Jodi Maccagno dell’azienda agricola Marina Della Piazza di Trontano è stato invitato a Varese presso un noto e prestigioso ristorante stellato, per una serata di degustazione dei formaggi ossolani e siccome siamo anche noi curiosi di conoscere le caratteristiche di questo nostro meraviglioso gioiello di montagna, abbiamo chiesto al giovane rappresentante della azienda agricola di raccontarci questa eccellenza bognanchese.

«Il Monscera –dice Jodi – è un formaggio vaccino grasso, semicotto di latte crudo intero, lavorato in forme cilindriche mediamente del diametro di 30-40 cm e dello spessore di 6-10 cm, con un peso di circa 5-6 kg. La crosta è liscia, regolare; il colore varia dal paglierino chiaro al giallo, tendendo al grigio nella fase di stagionatura. La pasta è semi dura, burrosa, solubile in bocca e presenta un occhiatura leggera ben distribuita. In bocca è dolce, con spiccate note erbacee».

Insomma, il capolavoro delle nostre montagne è sceso al piano per incontrare nuovi apprezzamenti ed infatti, la delegazione di Varese dell’ONAF (Organizzazione Nazionale Assaggiatori Formaggio), durante la serata di degustazione, ne ha esaltato le caratteristiche ed apprezzato la lavorazione.

Il Bettelmat, per l’alta valle Formazza ed il Monscera, per l’alta valle Bognanco, sono formaggi della terra ossolana ed è importante che i loro nomi identifichino i luoghi dove vengono prodotti.

Un nome identifica sempre un prodotto, un luogo, uno spazio e dentro questo spazio c’è l’anima e la storia del territorio che lo ha fatto crescere.

A noi il compito di difenderlo ed esaltarlo.

 

Giancarlo Castellano, collaboratore di ECO RISVEGLIO

Lutto Franco Vescio

Un venerdì nero quello della settimana scorsa in valle, perché, mentre si svolgevano i funerali di Dante Villa a Verbania, nei boschi di Bognanco, dalle parti dell’alpe Barca sotto Manzano, veniva trovato senza vita Franco Vescio di anni 68. Un Improvviso malore, han detto. Un arresto cardiaco hanno precisato, mentre andava per funghi. Sono intervenuti immediatamente quelli del Soccorso Alpino di Bognanco e SAGF di Domodossola, ma per Franco non c’è stato nulla da fare. Molto conosciuto e stimato in valle, per essere stato un uomo buono ed un gran lavoratore ed anche per il fatto che era proprietario del rifugio San Bernardo.

Faceva parte del gruppo alpini di valle e non si tirava mai indietro per dare una mano anche per opere di volontariato. Molto preziosa la sua, non ultima, generosa collaborazione alla costruzione dell’Ometto di Monscera. Ai funerali, celebrati lunedì pomeriggio, la chiesa di San Lorenzo era strapiena e Don Vincenzo, nella sua omelia, ha ricordato come fosse bella e importante questa presenza massiccia di gente; “A Bognanco – ha detto il parroco – è bello perchè ai funerali, ci siamo tutti”. Sì. E’ vero. Per l’ultimo saluto a Franco, c’eravamo proprio tutti. I parenti, gli amici, i vicini di casa. Quelli che sono arrivati da lontano. Gli alpini, con numerose rappresentanze, la corale, i giovani, gli anziani. Tutti! E davanti a tutti, come pochissimi sanno fare, in chiesa, Raffaela, sua moglie, ha parlato per l’ultima volta a quello che è stato il suo grande e rispettoso marito. Con una voce rotta dall’emozione ha ringraziato Franco per averle donato la bontà e per aver regalato più volte alla comunità la sua maestria nel fare le cose e poi ha chiuso la sua semplice e toccante preghiera con un: “Sono orgogliosa di te”. E qui è scattato un fragoroso e sincero applauso, forse per significare che a condividere questo orgoglio, c’erano un pò tutti.

Un lungo corteo ha accompagnato al cimitero la salma portata sulle spalle dagli alpini e con le note di una tromba, la bara è stata calata in terra, non prima del tradizionale appello: Alpino Franco Vescio… Presente!

Giancarlo Castellano, collaboratore di ECO RISVEGLIO

E' mancato Dario Mella

 DARIO MELLA 1 thDomenica mattina, all’ospedale di Domodossola, Dante Dario Mella se né andato. Ottantasei anni, tutti spesi nel lavoro e nella famiglia a Bognanco Fonti.

Era nato il primo settembre del 1932 ed alla nascita pesava solo ottocento grammi. Erano tutti convinti che non ce l’avrebbe fatta ed invece, quel batuffolo di bambino, talmente piccolo da utilizzare come culla una comunissima scatola delle scarpe, è diventato grande.

In una intervista concessa a questo giornale nel 2012, raccontò di aver iniziato a lavorare nel negozio di sua madre subito dopo aver finito la quinta elementare e per emergere da dietro il bancone e poter servire i clienti, stava ritto in piedi sopra ad uno sgabello.

Quando ci si trovava a parlare con lui, si sorrideva sempre ed anche adesso, sembra quasi impossibile raccontare di lui senza un sorriso sulle labbra. Lui, il grande Dario, lavoratore instancabile, attivo e documentato, serio ed allegro, ironico e passionale, non c’è più. E non sembra vero. «E’ stato un vicino di casa adorabile - dice Monica Mancini che abita proprio di fronte al suo negozio - e aveva una battuta per tutti».

Sì, è vero, lo si sentiva spesse volte urlare, in senso buono però. Urlava per farsi sentire, senza perdere troppo tempo a camminare, che ultimamente gli riusciva un po’ a stento.

«Eh sì –continua Monica – A volte quando aveva bisogno della moglie urlava: “Gisellaaaa…. Telefono!” Oppure il figlio: “Simoneeeee….. c’è gente in negozio!” O ancora: “Gisellaaaa… la pastiglia delle dieci!” Urlava anche quando starnutiva – conclude Monica - ed io da casa, quando lo sentivo, rispondevo; come lui ad alta voce: Saluteeeee. Da oggi Bognanco Fonti sarà più silenziosa. Purtroppo».

Illuminata la croce del Vallaro

Sabato scorso, grazie all’impegno del gruppo alpini di Bognanco, si è illuminata per la prima volta, la croce del Vallaro che guarda la vallata. Un simbolo per Bognanco, posto sul sentiero Grande Traversata delle Alpi (GTA) che, ricordiamo, attraversa la valle, dal Passo di Variola, al Passo della Preia e voluto in origine dagli alpigiani che frequentavano questi pascoli per ricordare i caduti sulle montagne.

In origine, questa croce, era più piccola ed in legno, spesso sbilenca, quasi da sembrare stanca a subire i forti venti e le bufere d’inverno e poi, nei primi anni settanta, finalmente è stata costruita più grande, più robusta ed in ferro, forse per farla durare più a lungo, o forse per farla vedere più da lontano, fatto è che, da molti decenni, vigila sulla vallata a ricordo di tutti i caduti. Un ricordo che da sabato scorso, nel centesimo anniversario della prima guerra mondiale (1915-1918) è illuminato e ben visibile anche di notte.

Giancarlo Castellano, collaboratore di ECO RISVEGLIO

Miscellaneo

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