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«Si studino francese, tedesco, inglese e poi lingue orientali»

Soldi anche per curare le frane che bloccavano le strade ossolane

Otto anni dopo aver sottoscritto l’atto di Donazione per Bognanco, Gian Giacomo Galletti, già nominato Deputato al Parlamento Italiano, si recò a Firenze dal notaio Ser Pellegrino del fu Raffaello Niccoli per sottoscrivere la Donazione in favore della Valle dell’Ossola.
Era il 18 maggio 1869.
Le Tavole di Fondazione dell’Istituto Galletti riportano le volontà di un uomo che non avendo eredi, intende «largire una parte della mia sostanza alla valle dell’Ossola al fine di elevarla ad una migliore condizione».
Al Comune di Domodossola fu donata una «rendita annua di lire quaranta mila (...) che corrisponde ad un capitale di lire ottocento mila».
E anche qui il buon Gian Giacomo, non volle solo donare gran parte della sua sostanza alla terra natìa, ma volle dettare regole ben precise per l’amministrazione.
In primis chiese al Comune dopo la sua morte di creare «un fondo speciale per aprire e mantenere una scuola popolare d’intaglio in legno ed un corso di lingua francese».
Poi, fissato che «alla fine del quattordicesimo anno, il capitale nominale sarà di 1.600.000… di questa somma, 1.400.000 sarà conservato per continuare il cumulo e duecento mila saranno impiegate per sistemare le frane, per aumentare i posti letto all’ospedale civile, per fondare e mantenere una scuola popolare d’arte e mestieri ed un corso di lingua tedesca».
La prospettiva di Galletti si spingeva in là nel tempo: ogni 14 anni, aveva pensato, il capitale sarebbe aumentato e così una parte della cifra sarebbe dovuta servire a scopi già prefissati.
Dopo il secondo quattordicennio 300mila lire dovevano ancora andare a proseguire alle opere di difesa da frane e guasti prodotti dal torrente Bogna, per la riparazione di case dei poveri, per l’ospedale e per l’ampliamento della scuola d’arti e mestieri.
Dopo il terzo quattordicennio 500.000 dovevano andare «a riparazioni di frane di montagna, per sistemare le vie di comunicazione con Bognancodentro, compreso la strada che mena alla Svizzera dal Monscera; per realizzare un grande edificio da servire a sede della scuola di Arti e Mestieri, all’abbellimento del comune di Domodossola».
Dopo il quarto altri 500 mila sarebbero dovuto essere «impiegati per la costruzione di uno stabilimento per gli studi tecnici di 1° e 2° grado». Dopo il quinto quattordicennio il (capitale a 17 milioni), un milione sarebbe andato «per l’ampliamento che venisse riconosciuto necessario delle scuole ed in parte mantenute a frutto per sostenere gli insegnanti e istituire un corso della lingua inglese». Dopo il sesto, settimo, ottavo e nono quattordicennio «il cumulo d’interessi saranno diventati 220 milioni, dei quali 20.000.000 da destinarsi ai servizi della donazione e duecento milioni agli effetti del cumulo. Con un ultimo e decimo quattordicennio, si avrà una economia finale di quattrocento milioni che al cinque per cento frutteranno annui venti milioni di rendita... cesserà allora l’obbligo del cumulo».
Con i soldi di 6°, 7°, 8° e 9° quattordicennio Galletti stabilì «l’ampliamento delle scuole, curare la fondazione di Istituto di Arti Belle e musica, pittura e scultura, il miglioramento delle scienze applicate, il mantenimento e miglioramento del personale insegnante e riparazione degli edifici scolastici, l’apertura di una grande Biblioteca, l’apertura di Musei, di Orti sperimentali e Giardini Botanici, l’esposizione di prodotti dell’agricoltura e delle manifatture dell’Ossola e anche di «premiare ed incoraggiare gli introduttori di bestie bovine e pecore merinos e viticoltori e vinificatori». Poi stabilì di istituire asili d’infanzia in valle Bognanco, di mantenere gli edifici scolastici della valle Bognanco e «stabilire convitti pei giovani applicati ai diversi rami d’istruzione».
Finito il decimo periodo di cumulo, il Galletti, prescrisse che coi redditi ammassati, si provvedesse a costruire «un gran Politecnico,al sicuro delle acque, con i corsi delle lingue orientali, costruire un ricovero per infermi ed impotenti al lavoro, costruire un teatro a Domodossola, provvedere all’inalveamento dei torrenti, all’apertura e manutenzione di nuove strade carreggiabili, compreso le strade provinciali e Nazionali anche dell’Ossola inferiore, «quando questa sia aggregata alla superiore».
Gian Giacomo volle che l’amministrazione venisse affidata al Municipio di Domodossola, anche perché sindaco in quegli anni era il suo grande amico Giovanni Gentinetta e che la gestione restasse separata da quella del Comune... Al 16° punto del testamento scrive: «Siccome la mia fondazione è volta a vantaggio di tutti i comuni dell’Ossola, prescrivo che il consiglio sia costituito da quattordici persone e cioè: dal sindaco di Domodossola, sette membri scelti dal consiglio comunale di Domodossola e sei membri eletti ciascuno dai sindaci dei comuni delle sei valli di Bognanco, Antrona, Divedro, Antigorio, Vigezzo e Anzasca».
Ovviamente tutti avrebbero prestato gratuitamente la loro opera, tranne «le persone addette ai vari rami dell’amministrazione dipendenti da questa fondazione  Riceveranno stipendio proporzionato alla importanza dell’ufficio» con l’unico vincolo che gli impiegati non potevano essere consiglieri comunali.

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